mercoledì 2 ottobre 2013

Il Festival del Film di Locarno non è la Superleague

Quale cittadino di Locarno mi sono schierato con il Partito Comunista e i referendisti contro il Palazzo del Cinema. Sono convinto che il progetto andrà nell'interesse di pochi privati e basta! mentre non darà futuro al Festival e non riempirà la mancanza di spazi per l'aggregazione popolare e giovanile che attanaglia la città durante la stagione invernale, oltre che a costare milioni alla collettività.
Il progetto nasce perché un privato, proprietario del Cinestar di Lugano e leader nella promozione del cinema Hollywoodiano in Svizzera, decide di “regalare” 10 milioni per finanziare parte di un nuovo cinema a Locarno. Accettando le sue condizioni sul numero di sale e il modo d'utilizzo dello stabile, il Municipio e il Consiglio Comunale hanno appoggiato il progetto, invocando un sostegno al Festival del Film.
Il Palazzo del Cinema non è però all'altezza di quello che il nome fa sperare. Quanto proposto servirà a diffondere i film promossi dalle multinazionali del divertimento e non di certo ad incoraggiare i film dei registi emergenti della regione. Il Festival di Locarno è amato perché aperto sul mondo e offre una visione ampia del cinema. Non saranno tre nuove sale, che durante 11 mesi e due settimane all'anno proiettano film commerciali - che oltretutto faranno andare in crisi gli altri spazi dedicati al cinema - ad aiutare la “vacca sacra” locarnese. I problemi vanno però ben oltre il piano culturale.
Per la costruzione dello stabile : Locarno, i comuni limitrofi, gli enti turistici e il Cantone devono sborsare 22 milioni di Franchi, mentre la gestione dello spazio è lasciata ad una SA finanziata con soldi pubblici, gestita dal solito CdA degli amici degli amici, che darà in sub-appalto l'attività di proiezione ad un'altra SA completamente privata. I donatori sono già in prima fila per l'appalto, per cui gli incassi dei biglietti (16-20 franchi a persona) più quelli della ristorazione, ingrasseranno i signori del Cinestar. Un tornaconto non da poco che permette la massimizzazione dei profitti per il privato, mentre il cittadino paga due volte.
Tutto dovrebbe essere chiaro, se non fosse che alcuni invocano lo spauracchio annunciato dal maldestro Borradori di spostare l'evento a Lugano. Tralasciando il fatto che solo il Festival può decidere se spostarsi, credo che una democrazia non può cedere al ricatto “se non paghi il Palazzo del Cinema, non ti diamo più la licenza di fare il Festival” come succede in Superleague se non hai lo stadio.

giovedì 5 settembre 2013

Modifica della legge sul lavoro, oltre il danno anche la beffa

Come tanti, per lavoro, sono un consumatore di benzina, per cui circa una volta a settimana mi reco in un benzinaio dove posso rifornire il mio mezzo di carburante. Al momento di entrare nel negozietto per pagare, da oltre un mese, mi ritrovo di fronte la propaganda sfacciata dei commercianti che intendono sdoganare il lavoro 24 ore su 24 nel commercio al dettaglio.
Essendo di animo sindacalista ad ogni occasione ho recriminato con la commessa per conoscere se la sua opinione in merito alla modifica di legge. Spesso mi è stato detto che non sono a conoscenza delle proposte concrete nella modifica di legge e che la campagna esposta è un’esigenza voluta dalle direzioni delle catene di distribuzione della benzina.
In quelle occasioni dove ho potuto scambiare il mio punto di vista con le impiegate dei negozi è emerso come la stragrande maggioranza delle lavoratrici si oppongono al lavoro 24 ore su 24, non da ultimo per delle questioni di sicurezza.
Ora, che i datori di lavoro sostengono interessi contrapposti a quelli dei lavoratori non dovrebbe essere una novità, anche se nel nostro paese sono ancora molti quelli che credono alla favola della pace sociale. Tuttavia arrivare ad obbligare i propri dipendenti ad esporre una propaganda contro i loro stessi interessi è contrario al tanto caro diritto di esprimersi liberamente gli stessi borghesi adorano.
Il padronato dispone di risorse finanziare molto più elevate che i sindacati nel condurre la campagna referendaria, nonché una comoda maggioranza parlamentare, ma tutto questo non basta, bisogna addirittura umiliare le dipendenti imponendogli di esporre la propaganda che invita a peggiorare le loro condizioni di lavoro.
Quest’esempio dimostra ancora una volta che non tutti siamo uguali, c’è chi è proprietario e quindi può e chi lavora e quindi deve.


mercoledì 12 giugno 2013

Successo per la manifestazione operaia di Biasca


Chi crede nella lotta per la giustizia sociale può esprimere piena soddisfazione per il risveglio del movimento operaio nelle Tre Valli e il successo della manifestazione tenutasi a Biasca sabato 8 giugno. A sostegno dei manifestanti vi era anche una delegazione di solidarietà composta da vari militanti, studenti e operai che hanno tenuto alta la bandiera rossa con falce e martello!
L'appello del sindacato Unia per scendere in piazza è stato sostenuto da operai e movimenti politici di sinistra di tutto il cantone. Le ragioni per lottare non mancano, ma in generale come ricordato dal sindacato Unia, sia nel granito che nelle altre industrie in Ticino e in tutta la Svizzera, si deve puntare su prodotti di qualità e non sulla concorrenza al ribasso su prezzi e salari.
Chi lavora ha dei diritti che devono essere rispettati, come deve essere garantita la partecipazione dei lavoratori alle decisioni economiche che riguardano il futuro del paese. Al contrario politici di destra e imprenditori vanno a braccetto per svendere il nostro apparato produttivo e favorire l'importazione di merce dall'estero. Proprio nel settore del granito esistono esempi in cui dei comuni, per non fare nomi Chiasso per la pavimentare il Corso San Gottardo ed il centro città, dove si è preferito il granito trasportato dal sud-est asiatico ai prodotti locali.
Alla faccia della difesa degli interessi del nostro paese, ma forse è anche colpa dei proprietari delle cave e dei ricatti patriziali. Nel settore del granito i vari imprenditori e i patrizi di aristocratica memoria, non hanno saputo andare fino in fondo nel progetto prietra viva. Iniziativa che potrebbe diventare un vero marchio di qualità di una produzione Ticinese che vada a servire un utilizzo valorizzante della materia, ma deve essere sostenuta dai Comuni con l'acquisto dei terreni patriziali e lo sviluppo di un sistema di produzione gestito da operai e autorità pubbliche, affinché si punti su prodotti artigianali e edili di qualità.
Evidentemente chi sul piano industriale preferisce concentrarsi sull'abbattimento dei diritti, come avvenuto nel caso dell'AIGT che tenta di sottrarsi dal rispetto del CNM, mettendo in pericolo il diritto al prepensionamento a 60 anni, dimostra pochissima lungimiranza. Una soluzione, che difornte ad un accordo di libero scambio con la Repubblica Popolare Cinese da considerare ormai cosa fatta è di una miopia immane.
Una merce come il granito, di cui disponiamo a sufficienza, non può essere importata dall'altra parte del mondo, con uno spreco enorme di energia e perché costa meno! Invece in Ticino perdiamo anche i laboratori che trasformano il granito, due laboratori nel locarnese chiudono entro fine anno. Uno riaprirà in Italia o in Portogallo, dove il granito ticinese sarà lavorato con un consto della mano d'opera inferiore, grazie anche i cattivi accordi con l'Unione Europea che facilitano le delocalizzazioni.
Con queste premesse è evidente che il malcontento continuerà a crescere e che le mobilitazioni potranno anche essere più frequenti che in passato. In Svizzera manca un'organizzazione sindacale di classe, capace di mettere in discussione il modello produttivo capitalista già dal modo in cui viene concepita la produzione. L'esternalizzazione della progettazione urbana o peggio ancora la speculazione da parte delle autorità politiche sullo sviluppo delle vie di comunicazione incidono pesantemente sul futuro delle nuove generazioni.
I giovani hanno dimostrato di essere presenti ed interessati, in buona parte grazie al lavoro svolto dal collettivo Scintilla che ha portato uno striscione in sostegno al movimento operaio che lotta. Inoltre, quasi per caso, un compagno della Unione delle Gioventù Comuniste di Spagna ha portato un saluto e spiegato la situazione nel suo paese, questo stato di certo il contributo più combattivo dal palco delgli oratori. Dal canto suo la Gioventù Comunista ticinese non ha mobilitato in massa, anche perché impegnata altrove, mentre il Partito Comunista ha sostenuto la mobilitazione con un comunicato stampa.
L'unico parlamentare della sinistra d'opposizione, Matteo Pronzini, era presente alla manifestazione, non era accompagnato dai suoi compagni di partito ed ha solo parlottato con qualche militante, mentre dal palco hanno parlato il sindaco di Biasca ed il Consigliere di Stato Bertoli, non proprio quello che si possa dire un cambiamento. Questo a dimostrare l'urgenza della costituzione di un fornte sindacale capace di fare opposizione alle destre e agli attachi padronali nelle piazze e nelle strade, favorendo quindi il ruolo politico dei rappresentanti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Alla manifestazione è mancato un contesto, l'alternativa di sinistra chiara non è ancora visibile. In Svizzera, per preservare una buona qualità di vita tra il ceto medio e soprattutto mostrare la via per uno sviluppo economico e sociale capace di migliorare le sorti di tutti gli sfruttati, bisogna che la politica decida d'intervenire drastricamente nel modo di concepire l'organizzazione economica. Sappiamo tutti però che per dare stabilità e sicurezza ai posti di lavoro un cambiamento di politica profondo è necessario, non è possible continuare con gli stessi amministratori e pensare che cambi qualcosa. Le forze di Governo non sono più credibili da tempo agli occhi della classe operaia, che comunque in buona parte non ha il diritto di voto.
Per cui, nonostante la lodevole iniziativa d'invitare i lavoratori a scendere in piazza, le rivendicazioni promosse dal sindacato Unia, ancora fedele ai “valori” della pace de lavoro, non servono a risolvere i problemi alla radice. Per frenare la sostituzione di lavoratori residenti in Svizzera con frontalieri, non serve fissare limiti teorici sul numero di operai che vengono oltre confine, ma piuttosto battersi per maggiori diritti per tutti, a partire dal salario minimo di 4'000 fr per arrivare ad un nuovo codice del lavoro.
Inoltre è pura illusione curare la crisi, che in Svizzera non ha ancora colpito duramente l'economia, con le ricette di masoniana memoria come gli sgravi fiscali per le aziende. Pensare che delle facilitazioni fiscali alle aziende servano a ridistribuire ricchezza è pura utopia. I padroni non fanno beneficenza, se possono intascare quello che non pagano in tasse lo fanno, senza di certo offrire salari decenti a chi lavora. Ricordiamoci, noi cittadini comuni, che meno tasse pagate dalle aziende significano meno soldi per lo Stato, incaricato di finanziare sanità, socialità e scuole di cui noi tutti beneficiamo. I diritti e migliori condizioni di lavoro e di vita si ottengono solo con la lotta contro i padroni e i borghesi non concedendogli altri privilegi.
D'altro canto va pure speficificato che alla manifestazione ha partecipato, assolutamente indisutrbato, pure il leghista (ex pdl) Donatello Poggi, firmatario di un interpellanza in Consiglio Comunale assieme al sindacalista Unia Gianluca Bianchi (già segretario del PC), per chiedere chiarezza sulla pianificazione industriale di Biasca. Sebbene nel constesto attuale, per organizzare una manifestazione bisogna cercare ampie unità tra movimenti anche molti diversi tra loro, a Poggi da comunisti chiediamo di fare chiarezza : è di sinistra o sta con il padronato ed il governo? Cosa ha votato sulla revisione della legge sull'asilo? Qual'è la sua posizione sul segreto bancario? Qual'è la sua posizione sull'inasprimento della libertà d'espressione: nelle strade, negli stadi, sulla stampa?
Per la cronaca “gossip”, da notare che a margine della manifestazione tre pivelli palestrati, tatuati con svastiche e croci celtiche ben in vista, hanno sfogato le loro frustrazione. Dopo aver assistito allo sfilare di 300 operai per le strade del paese, a fianco di bandiere rosse e tanti compagni, non hanno avuto niente di meglio da fare che strappare gli adesivi in ricordo del militante anti-fascista Clément Meric, compagno assassinato il 5 giugno a Parigi da un gruppo di nipotini di Pétain.
Ribadiamo la solidarietà con i lavoratori, tutti e tutte, svizzeri e immigrati, residenti o frontalieri che siano! che hanno partecipato alla manifestazione, ma anche e soprattutto a coloro che sono stati minacciati sul posto di lavoro nel caso avessero presenziato alla mobilitazione. I padroni che minacciano sono gli stessi che non sono stati in grado di promuovere una produzione valida per dare un futuro stabile all'occupazione nella regione. Noi crediamo nella democrazia e la libertà, per cui denunciamo questi comportamenti autoritari da parte padronale. Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici a continuare la lotta per la democrazia, la libertà e il socialismo.

mercoledì 20 marzo 2013

Cosa ce ne facciamo di un salario minimo di 3000 fr?

Il primo di aprile 2013 entreranno in vigore dei salari minimi di 3'000 fr fissati dal Consiglio di Stato ticinese in tre nuovi Contratti Normali di Lavoro. Questo tipo di contratto, come definisce il Codice delle Obbligazioni, è stabilito dal governo cantonale, se in alcuni settori la Commissione Tripartita riscontri un dumping salariale frequente.
Il Governo e la tripartita hanno ritenuto che il dumping vi sia soltanto nell'industria elettronica e nelle aziende del commercio al dettaglio che occupano meno di 10 lavoratrici e lavoratori. Per l'industria elettronica sono addirittura stati introdotti 2 contratti, entrambi prevedono salari minimi di 3'000 fr, che prima non esistevano. Questi due “nuovi” settori sono settori tecnicamente assoggettabili al Convenzione nazionale dell'industria metalmeccanica ed elettronica, che però non prevede salari minimi. Il Governo sfrutta quindi l'articolo 360a del CO che gli permette d'introdurre dei salari minimi.
L'ottenimento, anche se per via burocratica, di maggiori diritti per alcuni lavoratori è certamente un dato positivo. Anche se gli abusi vanno ben oltre i due settori citati, i lavoratori toccati beneficeranno di un lieve miglioramento delle condizioni di lavoro, per cui bisogna riconoscere il passo avanti. Come indicato anche dall'Mps il montante di 3'000 fr non è certamente soddisfacente. Anche se ci limitassimo all'obiettivo di favorire l'assunzione di lavoratori indigeni, con un salario del genere non si invoglia nessun ticinese a fare quei mestieri, per una famiglia semplicemente non basta.
Mps si lancia però in una critica approfondita alla misura sostenendo che provocherebbe un effetto boomerang, abbassando i salari più alti. Posizione difficilmente sostenibile visto che in molte fabbriche e commerci la tendenza è di non superare i 3'000 franchi, tranne dove vi è un contratto collettivo. In un partito nel quale militano numerosi ex sindacalisti, dovrebbe essere evidente che se un salario minimo più alto è fissato tramite un Ccl non è possibile applicare il salario del Cnl. Il tentativo di fare polemica degli amici trotzkysti non sfonda in sostanza perché non riescono a posizionare correttamente la decisione governativa.
Negli ultimi anni, i sindacati di sinistra più grandi, Unia e Vpod, sono interventui sempre più direttamente nelle sfere legislative e di governo accentuando le pressioni, in particolare con l'iniziativa popolare dell'USS per un salario minimo legale di 4'000.- Fr. e con la campagna per la responsabilità solidale tra le imprese. Fino a pochi anni fa, il salario minimo legale non era nemmeno preso in considerazione dai sindacati stessi, che privilegiavano la contrattazione collettiva.
Questa tendenza infastidisce l'Mps, proveniente dagli ambienti del settarismo di sinistra. Per il movimento di Sergi la politica è considerata il rapporto tra il proprio partito e le altre forze politiche di destra e di sinistra, ciò che li confina ad un gruppo di intellettuali che ha già capito tutto e diffonde il verdo tra la plebe. Sul piano sindacale hanno sempre dimostrato di essere affetti da carrierismo verso le alte sfere delle burocrazie corporatiste, con poca capacità di ascolto dei lavoratori.
I comunisti considerano invece la politica come l'emanazione ultima del conflitto di classe, dove si scontrano i rappresentanti della borghesia e i rappresentati dei lavoratori. La politica dei comunisti si orienta, non nell'interesse del partito, ma nell'interesse della classe lavoratrice e dei ceti popolari. Per noi sarà il rapporto che scaturirà tra il nostro partito e le lavoratrici e i lavoratori che renderà il partito più forte, non il suo stesso pavoneggiamento.
Sergi si pavoneggia con la retorica da vecchio sinistroide, ma senza riuscire a dare un vero contenuto alla sua critica del governo. Non constata che il principio secondo cui il salario è un tabu per lo Stato sta perdendo valore. Si tratta infatti della prima volta che nel commercio e nell'industria il governo fissa un salario minimo, anche se basso.
In particolare nelle regioni di frontiera, dove il dumping salariale si è fatto sentire soprattutto dopo l'entrata in vigore della libera circolazione, delle risposte vanno trovate. La borghesia sa che ne è a rischio la via bilaterale con l'Ue. Prossimamente si tornerà alle urne per approvarne o no l'estensione alla Croazia, il referendum dell'estrema destra è praticamente sicuro, ma questa volta potrebbe anche esserci quello della sinistra ciò che farebbe vacillare l'accordo.

L'iniziativa sul salario minimo di 4'000 fr è importante per lo sviluppo del diritto del lavoro in Svizzera e i padroni lo sanno bene. Visto lo “spettro” del salario minimo di 4'000 fr, i partiti di destra, che hanno la maggioranza in Consiglio di Stato, fanno concessioni di piccolo conto. Stanno cercando di dimostrare che il problema dei bassi salari sarà già risolto al momento in cui si andrà in votazione, un po' come quando l'iniziativa sulla cassa malati unica e sociale aveva arrestato l'aumento dei premi. Non a caso la durata dei contratti, che doveva essera limitata, sarà di soli 2 due anni e la votazione sul salario minimo a 4'000 sarà nella seconda metà del 2014.




Ticino : cantone della baldoria, ma se stessimo per affondare?

Nella piccola repubblica ticinese, gli ultimi anni sono stati quelli dello sviluppo urbano più intenso, totalmente proiettati verso Alptransit e l'aumento del traffico sul Gottardo con enormi aspettative di crescita sia economiche che demografiche. Al sud del cantone le città si sono estese fino ad inglobare tutti i paesi limitrofi, i campi sono stati occupati da industrie, magazzini e centri commerciali. La trasformazione di Lugano da borgo di pescatori e commercianti a piattaforma in lingua italiana del paradiso fiscale Svizzera, ha sbilanciato completamente gli equilibri cantonali. Lo sviluppo economico, dal dopo guerra ad oggi, ha portato ad una trasformazione del Ticino da paese agricolo a polo della finanza internazionale. Una finanza importante quanto basta per scombussolare la stabilità del piccolo cantone, portando affari molto più grandi (e loschi) di quello che il popolo ticinese aveva conosciuto. L'afflusso di calpitale internazionale sulle rive del Ceresio si trasforma spesso in capitale immobiliare, facendo esplodere la domanda di abitazioni e di conseguenza i loro prezzi.
Questo sviluppo non sarà però eterno, la speculazione è un gioco pericoloso, ed arriverà il giorno non molto lontano in cui i banchieri luganesi, troppo ingolositi, ci spingeranno in una grande crisi economica. Gli attuali ritmi di crescita del mercato immobiliare svizzero corrispondono, se prendiamo gli ultimi diceci anni, ad un aumento del 33%. I bassi tassi ipotecari e l'altissimo valore del suolo Svizzero attirano molti capitali di investitori stranieri che nei momenti di crisi dei grandi mercati finaziari statunitensi ed europei, trovano maggiori profitti e stabilità.
Il giorno però in cui il capitale internazionale sarà nuovamente in preda a degli scossoni, la possibilità di un'esplosione della bolla immobilirare sarà più che reale. La grande crisi del capitalismo, in Svizzera, arriverà quando finirà l'impennata dei prezzi delle costruzioni. Se i casi di Stati Uniti, Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna ecc. possono insegnarci qualcosa, è che la crisi immobiliare si propaga in buona parte dell'economia nazionale, con all'orizzonte nuove richieste d'aiuto alla Confederazione da parte delle banche.
Per la maggioranza della popolazione residente che ha comprato casa, la proprietà dell'abitazione è infatti ancora un miraggio. La facile concessione di crediti non significa un aumento dei proprietairi. La maggior parte dei proprietari si sono impegnati ad estinguere dei mutui decenali, con la prospettiva di una stagnazione se non una diminuzione dei salari. La risposta delle banche alla caduta dei prezzi delle abitazioni sarà l'aumento dei tassi d'interesse, mandando sul lastrico numerose famiglie. Nel nostro cantone non siamo stati capaci di frenare la sete di profitto dei finanzieri, sperando ognuno di raccimolare qualche briciola, mentre se non lotteremo uniti ci trovereno senza casa e con la natura e le eredità culturali irrimediabilmente rovinate.

Da anni la classe politica ticinese è una cerchia liberal-massone-ciellina, che fonda il proprio potere economico nelle banche luganesi, nelle crescenti industrie sparse su tutto il territorio - Mendrisiotto, Luganese, Locarnese, Bellinzonese e le Tre Valli e negli innumerevoli centri commerciali diventati mete “turistiche”. Chi fissa le regole del gioco, chi fa le scelte economiche fondamentali, chi sfrutta la maggioranza dei cittadini del cantone sono loro.
Lega dei Ticinesi di Giuliano Bignasca, movimento di estrema-destra è distruttore del dialogo democratico, dell'essere cittadino, del concetto di bene comune e della solidarietà. Il ventennio leghista ha portato ad un forte spostamento a destra di tutte le altre formazioni politiche. Buona parte del Plrt è più liberale autoritario, rispetto ai valori radicali della democrazia, l'istruzione pubblica e la laicità. Il Ppd, oggi ferro di lancio della borghesia per sonociolare il nuovo tentativo d'adesione all'Ue, si sta riscoprendo il partito conservatore come ai tempi delle amicizie con Mussolini. L'Udc sta facendo la sua entrata in scena anche in Ticino riuscendo a portare il partito di Blocher a sud della Alpi.
I borghesi hanno spinto per uno sviluppo cantonale fondato sugli elementi più reazionari del capitalismo : da un lato il traffico di denaro sporco e tutto quello che ci corre accanto (armi, droga, prostituzione, gioco d'azzardo, ecc) e dall'altro la speculazione finaziaria sulla natura e la cultura. La manna finanziaria che viviamo oggi, grazie al maledetto segreto bancario, alla posizione di transito tra Milano e il nord dell'Europa, alla libera circolazione dei capitali, delle merci e delle persone con l'Ue, ha creato un vortice speculativo totalmente estraneo al popolo ticinese.
I cittadini del nostro cantone hanno una sola grande responsabilità: quella di aver concesso alla Lega la gestione della pianificazione del territorio. Borradori, “l'amatissimo” Consigliere di Stato della Lega, è il principale responsabile della politica assurda di non pianificazione nella gestione del territorio. Grazie a quello che potrebbe essere il prossimo sindaco di Lugano, il nostro cantone ha sacrificato spazi importanti per costruire un'ammasso di palazzi e palazzoni alla rinfusa. Vecchi immobili lasciati marcire sono accostati a palazzi chic moderni, frabbriche nascono accanto a quartieri residenziali o nel bel mezzo dei campi agricoli, ville di ricchi Svizzeri o stranieri si incrostano sulle rive dei laghi e sulle colline soleggiate.
Negli ultimi mesi sono apparsi, sia a destra che ha sinistra, politici pronti ad impugnare le spade contro la malavita organizzata. Sebbene la piaga sia ormai profonda, bisogna essere chiari: in Svizzera la costituzione non punisce, ma favorisce, l'associazione a delinquere a scopo di lucro. Non si deve perdere di vista che nell'illegalità del diritto borghese, vigono ancora più selvagge le leggi di mercato e del capitale. L'interruttore del sistema rimane il potere legalmente costituito e le regole imposte dalle autorità politiche attuali compromesse con l'Ue. Il modello politico svizzero non è nient'altro che un prototipo estremamente affinato del capitalismo. Le autorità politiche svizzere sono pienamente coscienti e rivendicano il modello di sviluppo capitalista e di destra che hanno imboccato. Le stesse forze dovranno però essere pronte ad assumerne le conseguenze quando gli andrà male.

Contro il potere installatosi in Ticino, le sinistre si sono dimostrate impreparate nel costruire l'alternativa al capitalismo e alla speculazione. Rincorrendo l'unità all'inizio degli anni novanta, molti hanno seguito quel progetto politico fallimentare che ha imbrigliato il PS, nato dal progressivo avvicinamento tra PSA e PST, nelle maglie del PSS. Sotto la guida di don Manuele Bertoli, ha abbandonato lo spirito di lotta e idealismo del PSA e della presidenza Biscossa. Lo sciopero della funzione pubblica del 5 dicembre è stato il primo vero banco di prova per il nuovo PS di Saverio Lurati. La mobilitazione è riuscita, molti i giovani guidati dal Sisa, coscienti della fase storica, che hanno animato nn corteo di solidarietà accanto agli operai dei trasporti, in favore di operai e impiegati pubblici, docenti e professori, in nome della difesa della scuola e del servizio pubblico. Gli slogan del PS sono pochi e negli schemi della concertazione e la pace sociale, Lurati ha più carisma di Bertoli e questo non può che far bene al movimento popolare che riprende vigore in Ticino, ma in questa mobilitazione non si è vista nessuna rottura nel contenuto.
Il PdL, quale forza della tradizione comunista sovietica, è stato sull'orlo della sepoltura, dilaniato da lotte di piccolo conto per accaparrarsi i residuati bellici dell'Urss. Oggi la sezione ticinese del PdL, con il nome Partito Comunista, prepara la ricostruzione di un partito di classe, fedele ai principi della rivoluzione socialista e dell'internazionalismo. Questo compito è affidato a dei giovani impegnati e con ancora molta strada da compiere, forse acerbi ma sicuramente genuini.
A sinistra, chi ci sta davvero, non si può più stare a guardare, urge ricominciare a chiederci che fare e finirla di perdere tempo con tatticismi politici. La crisi mondiale del capitalismo avanza, sia in termini di fallimento economico che di tensioni militari tra grandi potenze, senza mai dimenticare l'allarme clima. Se in Svizzera, la crisi coglierà di sorpresa i lavoratori e i ceti popolari, si abbatterà ancora con maggiore violenza, col rischio di riportare grande povertà e miseria anche nel nostro ricco paese. Bisogna riportare sul territorio una lotta comune negli interessi del mondo del lavoro e dei ceti popolari, riportando la speranza di un mondo nuovo, fatto di pace, sicurezza sociale e armonia con la natura. Bisogna recupare il legame con quei proletari che non sanno nemmeno più di esserlo, coloro che non hanno più nient'altro da perdere che le catene imposte dagli imprenditori: niente risparmi, niente case, pochi miseri diritti e salari sempre più bassi.
Il Partito Comunista sta provando a tradurre nella pratica, la responsabilità storica del nome ripreso nel 2007. La priorità dei prossimi anni dovrà essere lo sviluppo del movimento operaio e popolare in Svizzera, affinché si possa contestare con forza l'attuale ordine costituzionale, repressivo e paternalista, in cui solo pochi capitalisti possono decidere della sorte di milioni di lavoratori e cittadini. Quali comunisti, bisogna pure riconoscere l'importanza fondamentale che ricoprono i lavoratori del settore produttivo. Assieme ai comunisti, la classe operaia dovrà imparare a gestire democraticamente gli stabilimenti e le vie di comunicazione assenziali alla vita in comune, senza più la vigilanza dei manager strapagati e gli azionisti oziosi.
La necessità di cambiare politica è sempre più impellente, ma quasi più nessuno ha il coraggio di proporre ai lavoratori e ai ceti popolari di lottare pensando ad un futuro migliore.

martedì 25 settembre 2012

A dieci anni dallo sciopero, le cave ticinesi ancora in fermento

Nel 2002 furono parecchi gli scalpellini che aderirono allo sciopero generale del settore edile che chiedeva un prepensionamento a 60 anni. Un anno dopo, la lotta dava i sui frutti ed il prepensionamento è diventato realtà anche per le cave ticinesi.

Tuttavia, a dieci anni di distanza, il padronato del granito e l’Associazione Industrie dei Graniti Ticinesi (AIGT) contestano l’importantissima conquista. Per tramite di uno studio legale, l’AIGT ha inoltrato un ricorso alla SECO contro l’assogettamento degli scalpellini al Contratto Nazionale Mantello dell’edilizia (CNM). Tale ricorso riporterebbe ad una situazione antecedente la Prima Guerra mondiale che non contemplerebbe dunque un Contratto Collettivo di Lavoro del granito (CCL-Ti).
La disdetta unitalerale del CCL-Ti, che fungeva da complemento al CNM, aveva già lanciato i primi segnali d’allarme ad inizio anno. Con il ricorso inoltrato a fine agosto, gli imprenditori hanno anche lanciato una dichiarazione di guerra dove non c’è pace sul lavoro che tenga. Non avere un CCL significerebbe infatti perdere: salari minimi, tredicesima, regolamentazione degli orari, una settimana di vacanza ed il pensionamento anticipato a 60 anni.
Gli operai delle cave fanno un lavoro molto duro e pericoloso per la salute. Un lavoro fisico che, fino all’anno scorso, prevedeva delle discrete condizioni di lavoro: 42.5 ore di lavoro in media alla settimana, una salario minimo di 25 Fr.- all’ora, una buona copertura contro le malattie e gli infortuni professionali, ecc.
D’altra parte il granito estratto in Ticino è destinato al mercato dell’edilizia svizzero: sia quello abitativo che delle infrastrutture. Il patrimonio di questa materia prima deve essere difeso preservando l’ambiente e la qualità del lavoro, come anche permettendo agli operai di eseguire le loro mansioni nel migliore dei modi e con delle ottimali garanzie lavorative.
Nei prossimi mesi bisognerà quindi lottare per garantire l’assogettamento degli operai delle cave al contratto degli operai edili (CNM) ed ottenere un CCL-Ti migliorativo. Dopo mesi di trattative infatti, non solo nessun risultato tangibile è stato raggiunto, ma addirittura, mediante un ricorso, si è giunti ad un ulteriore attacco contro il decreto d’obbligatorietà generale del CNM. Il rischio reale è che, anche nel settore del granito, si arrivi ad una giungla della mala-edilizia.
La strada della lotta risulta pertanto il solo cammino percorribile, secondo i sindacalisti. Riuniti in assemblea congiunta a metà settembre, gli operai delle cave ticinesi hanno approvato una risoluzione che rivendica chiaramente il ripristino dei dispositivi contrattuali. Al fine di ottenere quanto richiesto, i lavoratori hanno votato lo stato d’agitazione: “si dia mandato alle organizzazioni sindacali UNIA e OCST affinché siano messe in atto tutte le misure d’informazione e di coinvolgimento delle maestranze necessarie. Si autorizzano espressamente i sindacati UNIA e OCST di organizzare tutte le misure di lotta necessarie per raggiungere gli obiettivi” – così si legge nella loro risoluzione.
Sul fronte politico si è mosso anche il Partito Comunista che commenta: “il padronato del granito non può permettersi di giocare con la vita degli operai e le loro famiglie. Dinnanzi ad un attacco frontale di tale entità, i lavoratori devono rispondere con la stessa moneta minacciando con convinzione lo sciopero, anche prolungato”.

martedì 18 settembre 2012

Appello per la pace in Siria!

La Svizzera non deve partecipare all'ingerenze estere

Noi, firmatari di questo appello, vogliamo la pace in Siria e in Medio Oriente. Osserviamo con preoccupazione l'intensificarsi del conflitto siriano e il ruolo che gioca la Svizzera in questa situazione umanitaria allarmante.

Migliaia di siriani sono stati uccisi o sono in una situazione di terrore. La violenza aumenta costantemente, riducendo le chanche di una risoluzione politica e pacifica del conflitto.

Il dialogo tra il governo, l'opposizione e la società civile è la condizione imprescindibile per la risoluzione del conflitto. Gli sforzi di pace della comunità internazionale, specificatamente il piano di Kofi Annan, partivano da questa esigenza. Ma non tutti gli sforzi sono andati in tale direzione. La fornitura di armi, il sostegno logistico alla lotta armata e alla retorica di guerra orchestrata dai governi occidentali, le monarchie del Golfo e il governo turco distruggono tutte le speranze di pace.

Solo i siriani hanno diritto di cambiare, secondo i propri desideri, la situazione nel loro paese. Tuttavia la sovranità del popolo siriano non viene rispettata e così facendo si infrange il diritto internazionale. Le conseguenze sono chiare: la destabilizzazione della Siria e di tutta la regione.

La Svizzera e la sua industria d'armamenti sono entrambi implicati nei conflitti che toccano il Medio Oriente. Già durante il caso libico, il Qatar ha fornito armi svizzere ai ribelli. In seguito a un sospensione temporanea, l'autorizzazione di esportazione d'armi verso il Qatar fu ristabilita. Le autorità svizzere sono rimaste soddisfatte dalla spiegazione ufficiale: l'ammissione da parte di questo paese di aver commesso un errore. Non è sorprendente che con tale lassismo ci ritroviamo oggi con delle granate svizzere tra le mani dei ribelli siriani, rendendo la Svizzera complice dell'instabilità all'interno della regione.

Allo stesso tempo la Svizzera emana delle sanzioni nei confronti della Siria che deteriorano ulteriormente la situazione del popolo siriano e incoraggiano i ribelli a proseguire nella violenza. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha inoltre finanziato una riunione dell'opposizione siriana destinata a preparare lo scenario nel caso di un'eventuale destituzione del governo siriano. Il governo svizzero calpesta così in modo eclatante la neutralità e compromette i suoi impegni per la pace e per le soluzioni multilaterali.

L'ingerenza negli affari interni siriani e il sostegno alle forze islamiste radicali non sono le uniche questioni scottanti. Il pericolo di un intervento armato straniero è reale. Il presidente francese François Hollande parla apertamente di guerra contro la Siria. Ciò s'inscrive nel disegno dei fautori di un intervento, che vorrebbero, attraverso un azione militare, porre la Siria nel caos, come successo a tutti i paesi invasi dalle forze della NATO.

Noi ci opponiamo in modo chiaro a qualunque intervento militare in Siria. Una guerra come quella contro la Libia non deve ripetersi. Migliaia di persone sono morte sotto le bombe della NATO. La forza delle armi non costruisce la democrazia, ma i cimiteri.

Noi attendiamo la stessa posizione da parte del Consiglio Federale.
Concretamente noi domandiamo:

1. Di rispettare strettamente la sovranità del popolo siriano e di trattare qualunque ingerenza negli affari interni siriani come una violazione del diritto internazionale
2. Di rompere le relazioni (commerciali) con i paesi che non rispettano la sovranità della Siria e che promuovono una politica di escalation contro questo paese
3. Di rivedere tutta la retorica di guerra e d'intervento militare nei confronti della Siria
4. Di opporsi a qualunque risoluzione dell'ONU che aumenti la pressione sulla Siria e che di fatto possa aggravare le tensioni
5. Di sospendere le sanzioni contro il popolo siriano
6. Di assicurarsi che lo spazio aereo e terrestre svizzero non sia utilizzato militarmente contro la Siria
7. Di cessare qualunque esportazione di armi

Gli stati dell'Europa occidentale, tra cui la Svizzera, devono contribuire a trovare una soluzione al di fuori del conflitto armato. Per questo bisogna rinunciare all'escalation e al linguaggio di guerra. I popoli possono spingere i loro governi a cambiare politica, é attraverso questa prospettiva che noi proponiamo il nostro appello per mettere fine all'ingerenza, formando un largo movimento in favore della pace.

giovedì 10 maggio 2012

Dichiarazione del Partito Comunista in occasione del 1° maggio 2012


Il Partito Comunista, in occasione della giornata dei lavoratori tiene ad esprimere la propria solidarietà e il proprio sostegno a chi fatica ogni giorno per arrivare alla fine del mese.
All'alba del XXI secolo, in Svizzera, ancora non esiste un salario minimo per tutti i lavoratori e le lavoratrici, l'orario di lavoro legale è di 45 ore a settimana, non esiste una vera tutela contro i licenziamenti capricciosi di imprenditori che non vedono altro che i loro profitti e la disparità salariale tra uomini e donne è ancora mediamente superiore al 20%. Questo è il triste disegno, parziale, di un paese in cui ci sarebbe ricchezza a sufficienza per ripagare il debito pubblico di mezza Europa.
D'altra parte, è ormai più di un secolo che si festeggia il Primo di Maggio in tutto il mondo, ma anche in occidente i diritti dei lavoratori sono sotto attacco. Con l'appoggio di FMI e BCE, i governi europei stanno facendo pagare tutta la crisi a chi lavora, invece di andare a batter cassa dai monopoli. Se il pensionamento a 65 anni, in Svizzera è la regola da più di 60 anni, fino a poco tempo fa era l'eccezione in Europa. I contratti collettivi basati sulla pace del lavoro vengono imposti a tutti paesi UE direttamente da Bruxelles su consiglio dei dirigenti sindacali europei. La libertà di licenziare come e quando si vuole, alla pari di come si può fare da sempre nella amata Confederazione, negli ultimi mesi ha ispirato più di un ministro Goldman Sachs. Insomma, pare che siano più gli europei che diventino svizzero-compatibili che non il contrario, alla faccia di chi a sinistra diceva che entrare nell'UE avrebbe reso il nostro paese più sociale.
Una volta di più si dimostra quanto è marcio il sistema, e le soluzioni scelte dai potenti non faranno che peggiorare la situazione. La crisi sarà sempre più profonda e le tensioni sociali e geopolitiche si faranno sempre più forti, ma nonostante ciò il capitalismo non cadrà da solo. Tutti lo sanno, nessuno regala niente, per cui il Partito Comunista invita tutti i lavoratori e le lavoratrici a mobilitarsi per difendere e conquistare i propri diritti. Il Partito Comunista si unisce inoltre a coloro che in tutto il mondo rinnovano la lotta per una nuova società socialista ed invita i lavoratori e i popoli sfruttati a ribellarsi contro l'imperialismo e a difendere la pace.
In Ticino, il primo di maggio 2012, il partito comunista scenderà in piazza per rivendicare:
  • Un salario minimo di 4'000 fr al mese o 22 fr all'ora per tutti
  • L'introduzione della giornata lavorativa di 8 ore (40 ore settimanali)
  • L'introduzione delle penali contro i licenziamento (per ogni anno di lavoro in azienda de essere versato un mese di salario)
  • Un tassa dei milionari per finanziare le assicurazioni sociali, di cui una cassa malati unica e sociale e una super AVS.
  • Il diritto di voto e di eleggibilità per i lavoratori stranieri con permesso B e C

lunedì 19 marzo 2012

Leonardo Schmid, candidatura al Consiglio comunale di Locarno


Nella mia azione politica le priorità me le faccio dettare da coloro che ogni giorno si confrontano con me, i lavoratori e le lavoratrici che da anni stanno facendo enormi sacrifici e i compagni e le compagni con cui lotto giorno per giorno da ormai quasi 10 anni. Per un comunista stare all'ascolto delle preoccupazioni della popolazione è un punto fermo del modo di fare politica. Per fare questo bisogna però ricominciare ad anteporre i diritti fondamentali di ognuno, agli equilibri di bilancio e l'andamento delle borse. I lavoratori e le lavoratrici si sono preoccupati fin troppo di salvare l'apparato statale della borghesia. In una azione politica di tipo istituzionale, quale comunista, molto probabilmente in minoranza, non avrò certo modo di risolvere i grandi problemi che affliggono i ceti popolari. Non per questo però, non mi batterò per ridare senso al dibattito politico, ormai lontano dalla "gente" come direbbero i para-fascisti della Lega.


In primo luogo mi batterò per i diritti fondamentali delle persone e delle famiglie:
  • Il diritto ad avere una casa e che sia confortevole. Nei centri urbani è necessaria la municipalizzazione dei quartieri popolari, contro la speculazione edilizia e la politica dei letti freddi, che a Locarno raggiungono quota 50%. Un numero impressionante di bucalettere appartiene a ricchi turisti o società "offshore" che imbrogliamo il fisco di chissà quale paese. Questa presenza provoca la speculazione sugli affitti, mettendo in concorrenza i lavoratori indigeni con i portafogli dei "buoni contribuenti", come ama spesso definirli il partito socialista. La lotta contro la speculazione edilizia comprende anche quella per la salvaguardia del suolo cittadino, mi oppongo quindi alle costruzioni che distruggono la natura e sostengo un miglioramento della qualità delle costruzioni.
  • Il diritto all'educazione pubblica e gratuita. Gli stabilimenti delle scuole comunali potrebbero essere messi a disposizione di una più ampia fascia della popolazione, fuori dall'orario di lezione, di modo da usufruire di ampi spazio pubblici per favorire l'educazione di tutta la popolazione, negli ambiti pIù vari. La scuola pubblica e gratuita deve comprendere anche servizi di sostegno alle famiglie quali asili nido, mense e dopo scuola. Nella difficile situazione in cui si trovano moltissime giovani coppie o ancor più le madri o padri soli con figli a carico, sarebbe il minimo che gli enti locali potessero fornire sostegno alla maggioranza ancora costretta a rivolgersi presso dei privati a prezzi esorbitanti.
  • Il diritto a spazi d'incontro, liberi dalla logica di mercato, quali centri sociali per giovani o circoli di quartiere con prezzi moderati e con accesso alla cultura in ogni genere, con una particolare apertura alla conoscenza delle numerose culture "straniere" presenti sul suolo svizzero. Mi batterò, con i mezzi che avrò a disposizione per cercare di riconoscere il diritto di voto agli "stranieri" con permesso C e B.
  • Mi batterò contro ogni "eccezione" in ambito fiscale, al contrario mi impegnerò per far pagare chi ha le possibilità di farlo. Bisogna riuscire a frenare il fallimento programmato dei comuni, con le conseguenti fusioni dettate da mere ragioni di sopravvivenza finanziaria. Per farlo è necessario stabilizzare il tasso d'imposizione cantonale e ridistribuire maggiormente alle regioni periferiche ed ai centri medi che offrono i servizi per delle regioni intere. I comunisti hanno a cuore la sopravvivenza della vita di paese, della cultura delle nostre valli. In questo senso mi batterò contro le fusioni anti-popolari, che mirano a ridurre il numero di consiglieri comunali e accentrare il potere nei centri economici della finanza, l'industria e il turismo.


Infine, ma non per questo meno importante, per un militante comunista, il fatto di rappresentare qualcuno in un'istituzione, per quanto borghese essa sia, significa anche acquistare la legittimità di criticare e proporre soluzioni più generali. Molti, nell'estrema sinistra, criticano il Partito Comunista perché si preoccupa di "aiuole e marciapiedi", io ritengo che una tale posizione permette di denunciare con più forza tutti quegli affari nell'ombra che spesso vedono invischiati i rappresentati dei partiti di governo (Lega, Plrt, Ppd, Ps). Il capitalismo è un sistema globale, ma proprio per questo va combattuto ad ogni livello, l'impegno locale è un elemento essenziale della costruzione di un movimento popolare sincero e combattivo. Non ci fermeremo fino al socialismo :-)

giovedì 15 marzo 2012

Prepariamoci all'attacco frontale alle condizioni di lavoro nell'industria


Poco più di un anno fà, la Trasfor di Molinazzo di Monteggio ha lanciato l'ondata di attacchi nei confronti degli operai elettromeccanici, metalmeccanici, elettronici e tessili. Tutto d'un tratto, l'indebolimento dell'euro e in generale la questione cambio, diventa un fattore essenziale della stabilità finanziaria di una ditta. Lo spauracchio della crisi è subito sbandierato, si tratta ancora una volta di attaccare i lavoratori, chiedendo il sacrificio di lavorare due ore in più a gratis o di essere pagati in euro. 
Il direttore dell'Aiti (Associazione industriali ticinesi) chiede la “simmetria de sacrifici”. Triste espressione, già usata da Marina Masoni ai bei tempi degli sgravi fiscali per i ricchi. In questo caso si intende che, viste le perdite sugli utili delle imprese – ossia che hanno guadagnato meno miliardi che l'anno scorso –  a causa dell'indebolimento dell'Euro, devono essere i lavoratori ad offrire tempo di lavoro gratuitamente all'azienda.

Chi, a suo tempo, ha pensato che questo stratagemma sarebbe stato solo un episodio isolato deve ormai ricredersi. Sono ormai, solo in Ticino, una ventina le aziende che hanno già adottato l'aumento delle ore o misure di ritorsione anche peggiori. Una Balck List è stata stilata da Unia ( HYPERLINK "http://www.unia.ch/Black-list.5992.0.html"http://www.unia.ch/Black-list.5992.0.html) nella quale sono inserite ditte simbolo come AGIE Charmilles e Rìrì oppure colossi come la Consitex che impiega quasi un migliaio di operaie o lo stabilimento del gruppo Mikron. 

Dietro lo spauracchio Franco forte, si cela sempre l'ombra nera della delocalizzazione. Il recente esempio da manuale di Novartis che è riuscita à farsi concedere 3 ore  settimanali supplementari a gratis, la delibera di permessi edilizi su ampi terreni a Nyon e dei favorevolissimi alleggerimenti fiscali, deve essere d'insegnamento per i dirigenti sindacali locali. Nel capitalismo, gli azionisti delle grandi industrie sono unici a poter decidere sulla possibilità di eliminare centinaia se non migliaia di posti di lavoro delocalizzando. Tuttavia le grandi industrie svizzere, quando minacciando di delocalizzare, non fanno altro che ricattare la politica, che oggigiorno è più che d'accordo, per ottenere ulteriori privilegi e libertà. Si tratta di un teatrino poter giustificare qualsiasi furto al salario diretto e indiretto e dei diritti dei lavoratori, dove sindacati e autorità mettono in scena delle “pressioni”  contro la delocalizzazione.

Sul fronte politico la notizia più positiva è l'ammissione di colpa del presidente UDC Toni Brunner che getta definitivamente la maschera. Dovrà ricredersi chi sostiene che l'UDC fa gli interessi del popolo svizzero. A meta mese di luglio del 2011, il presidente del partito di estrema-destra ha affermato “le imprese devo avere la libertà di agire per salvare i posti di lavoro che potrebbero partire all'estero”. Di quali interessi si tratta se si è pronti a concedere ulteriore libertà a chi già è libero di sfruttare migliaia di lavoratori? La domanda retorica serve a dimostrare come l'UDC rappresenta gli interessi degli azionisti delle grandi industrie. Toni Burnner e camerati non si sognerebbero  mai di usare la stessa arroganza e violenza che usano contro gli stranieri, all'indirizzo di chi minaccia di delocalizzare, eppure si tratta di un vero e proprio attacco ai diritti fondamentali del popolo svizzero, quello di avere un lavoro. 

In realtà tutta la “l'alta politica” cantonale e nazionale si schiera con la borghesia. Dal centro-sinistra all'estrema-destra quando si tratta di decidere come si dovrebbe organizzare la produzione nazionale e garantire i posti di lavoro, sono sempre in prima linea per svendere le condizioni di lavoro. I comunisti invece sostengono che la politica deve dedicarsi a difendere e migliorare l'apparato produttivo nazionale quale fonte di sostentamento per il popolo, soprattutto andando a recuperare la ricchezza rubata dai capitalisti.

In questo scenario i sindacati si trovano, come spesso succede, imbrigliati in un passato sindacale da dimenticare. L'abitudine di cedere ai ricatti, soprattutto quando la posta messa in gioco dai padroni sono i posti di lavoro, è ben radicata e difficile da cambiare. Urge quindi riaprire una discussione, sia sui luoghi di lavoro, sia a sinistra, sulla centralità del conflitto capitale-lavoro e la maniera in cui bisogna contrastare l'avanzata aggressiva del padronato. In fondo si tratta semplicemente di riscoprire che la società è composta da classi in lotta l'una contro l'altra e che nel capitalismo i proletari e i padroni sono le classi antagoniste. 

La crisi economica che colpisce l'Europa, non da speranza per una risoluzione “pacifica” del conflitto con il padronato. Continuare a sottostare alle pace del lavoro, credendo che i padroni svizzeri faranno beneficenza è un illusione pura. L'unico modo per smuovere un padronato sempre più goloso, è quello del conflitto, dello sciopero, della lotta di classe. 

Per farsi rispettare i lavoratori e le lavoratrici hanno a disposizione la possibilità di denunciare pubblicamente le loro condizioni di lavoro, di astenersi dal lavoro causando il blocco della produzione, occupare la sede di produzione, scendere in manifestazione, occupare stabili pubblici pacificamente, ecc, ma questo può avvenire solo quando esiste un movimento fortemente unito e organizzato. Attualmente il movimento operaio svizzero è piuttosto dormiente o essenzialmente vacato alla lotta istituzionale, sta quindi a quelle compagne e quei compagni impegnati e dediti alla causa del movimento operaio, implementare la lotta per permettere la difesa dei diritti dei lavoratori delle lavoratori. 

La questione cambio è quindi un ennesima campagna riuscitissima del padronato, che negli ultimi mesi ha potuto sfruttare ulteriormente migliaia di lavoratori, senza sganciare un centesimo supplementare, anzi riducendo i salari. La lotta di classe la stanno conducendo bene e la stanno sinceramente vincendo, ora tocca a chi lavora svegliarsi e iniziare a farsi sentire, partendo da ogni singola fabbrica, da ogni luogo di lavoro. 

domenica 4 dicembre 2011

Successo per lo sciopero degli operai edili

I sindacati lanciano accuse di mafia sui cantieri e propongono lo sciopero generale.

Venerdì due dicembre gli edili sono nuovamente scesi in piazza, questa volta a Bellinzona. Una fiumana di bandiere rosse e arancioni hanno attraversato le strade della capitale del Ticino per difendere il contratto collettivo e denunciare le sempre più scandenti condizioni di lavoro.
La mole di lavoro nel settore è tantissima, parlare di crisi è deleterio, per cui non si può certo chiedere agli operai di stringere la cinghia, come se non l'avessero mai fatto negli ultimi anni. Invece gli impresari costruttori vogliono ridiscutere ancora una volta i diritti, rivedere al ribasso i salari, aumentare la flessibilità e il precariato. Il Partito Comunista ha giudicato le proposte degli impresari come un obiettivo di "flessibilità e regolamentazione moderna del mercato del lavoro", vale a dire "preparatevi, la crisi ve la faremo pagare"!!!
In effetti, se la crisi nel settore non c'è ancora, con ogni probabilità ci sarà. I tassi d'interesse ai minimi storici dovranno essere aumentati nel momento in cui le banche avranno bisogno di maggiori profitti. Tenere d'occhio l'andamento dei tassi d'interesse è importante nella misura in cui si riesce a prevedere come evolverà la mole di lavoro nel settore edile ed i padroni lo sanno bene. Il loro tentativo di rinnovare il CCL solo per un anno è stato giustamente rifiutato da Unia e OCST, nella misura in cui non serviva a nulla rinnovare un contratto tale e quale solo per 12 mesi e ritrovarsi con un rinnovo magari più difficile, magari a causa di un calo del lavoro.
Per cui è stato importante mobilitare gli edili che hanno dimostrato, almeno in Ticino di voler un buon contratto collettivo e di non accettare le prese in giro degli impresari. Il corteo ha bloccato per due ore le strade del centro di Bellinzona, fermandosi a salutare gli operai delle Officine FFS e soprattutto sotto la sede degli impresari e costruttori dove sono state dette delle parole grosse. Borelli e Lurati del sindacato Unia hanno denunciato la presenza della n'drangheta e di vari gruppi della malavita organizzata presenti sui cantieri. Borelli ha continuato dicendo che a fronte di tali situazioni non si può nemmeno accettare un contratto così com'è, ma deve essere migliorato proteggendo meglio questi lavoratori. In particolare il sindacato social-democratico insiste sull'idea che la responsabilità solidale tra imprese coinvolte in appalti e sub-appalti. Dal canto suo, il responsabile del sindacato cattolico Paolo Locatelli, lancia, a dire il vero un po' nel vuoto, un appello per uno sciopero generale.
La mobilitazione è stata un successo, sebbene la repressione sui lavoratori è aumentata rispetto a solo 6 mesi fa. In molte occasioni i sindacalisti che hanno organizzato i picchetti di sciopero si sono confrontati a cantieri chiusi a chiave dall'interno per impedire agli operai di partecipare, direttori di azienda che minacciano in qualsiasi modo i loro dipendenti. In un cantiere di Implenia un capò inviato dalla direzione dell'impresa un importante cantiere del locarnese ha minacciato gli operai vociando : “ ognuno di voi può scegliere se partecipare oggi, ma è anche in chiaro quali possono essere le conseguenze..” lasciando chiaramente intendere che a rischio è il posto di lavoro. Un'altra ditta che bisogna citare è quella del leghista Michele Barra, dove il clima di terrore instaurato quasi scientificamente ha impedito alla maggior parte degli operai di venire, nonostante ci fosse una volontà chiara da parte loro. Il comportamento di Barra è ulteriormente scandaloso se si pensa che è un deputato in Granconsiglio e vice-presidente della SSIC.
Le lotte degli edili dimostrano che quando si tratta di conflitto tra lavoratori e capitalisti non c'è più libertà e democrazia che tenga, i diritti si devono conquistare con la lotta, una lotta che diventa dura non appena il movimento operaio assume una minima parvenza di minaccia per gli interessi borghesi. Per cui, quando si lotta per i diritti bisogna essere coscienti che lo scontro esce dalle “regole” del nostro paese, che non servono ad altro che alla tutela della pace del lavoro.
Da sottolineare che a sinistra, i tradizionali partiti della classe operaia hanno sostenuto la moblitazione. Il Partito Comunista ha approvato al suo ultimo congresso una risoluzione dove si chiede la fine della pace del lavoro e l'inizio di un periodo di lotta per migliorare le condizioni di lavoro. Le rivendicazioni lanciate partono dall'idea che per ristabilire un cliam di lavoro sano in cantiere ci vuole un solo contratto collettivo per tutto il settore della costruzione edile che preveda il divieto delle agenzie di lavoro interinale e del sub-appalto per diminuire la precarietà sui posti di lavoro; una protezione contro il licenziamento di tutti i lavoratori, in particolare dei delegati sindacali e i colleghi più anziani; un salario minimo per tutte le professioni del cantiere di almeno 5'000 fr e degli aumenti salariali del 10%, per contrastare l'aumento dei prezzi; una settimana di lavoro di 35 ore per più tempo libero e riposo.
Dal canto suo il Partito Socialista non ha diramato delle posizioni ufficiali, ma è stato “invitato” dalle centrali sindacali a parlare davanti agli operai. Il presidente del PS ha ripreso le posizioni di Unia e OCST, aggiungendo che è importante riuscire a conciliare gli interessi di chi lavora e degli impresari... al lettore la scelta tra quale partito intende sinceramente difendere gli operai e quello che sfrutta la rabbia di chi lavora per farsi bello in televisione.